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Reagire di fronte alla malattia

Quando subentra la notizia di una malattia, cosa accade nell’evolversi naturale dei nostri pensieri e dei nostri comportamenti? Quando ci viene comunicata un’informazione simile, questo ci pone in uno stato di crisi, che solo successivamente porta ad una ristrutturazione.

All’inizio qualcosa viene sconvolto, l’equilibrio e l’armonia si modificano, a livello fisico certo, ma anche psichico. La malattia subentra e non è un evento scelto o desiderato, ma apre il varco all’incertezza.

Occorre stare con quel dolore mentre, in modo simultaneo, si attivano le risorse che serviranno come spinta per reagire una volta che si è attinto alla propria organizzazione interiore.

Parlare di risorse apre a comprendere che cosa significhi il termine “resilienza”, che in psicologia, viene definita come “la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità”.

Introspezione, indipendenza, interazione, iniziativa, disposizione di spirito possono tutte essere componenti di questo concetto, che assumerà sfumature diverse a seconda di ogni individuo.

Molte delle discipline fisiche e spirituali che arrivano dall’oriente che si praticano attualmente, dallo yoga al tai chi, servono per allenarsi al disequilibrio, senza temerlo, senza fuggirne. In questo senso anche la meditazione è una potentissima risorsa, o la mindfullness nella sua concezione più occidentale.

Ci si trova di colpo di fronte alla limitatezza propria dell’essere umano, e quindi fallibile e limitato. Ecco così che il termine resilienza può esser definito come un “saltare indietro per prendere un’altra posizione” (R.Paush, informatico colpito da malattia degenerativa), una possibilità di cambiare per il nostro benessere.

Viene richiesto di accedere a un maggior numero di qualità interiori, cognitive, emotive e comportamentali, per far fronte a una necessità che in questo caso è la malattia. La forza interiore serve per innescare una vera e propria ripresa evolutiva. Questo può  vale anche per malattie che colpiscono l’anima, come ad esempio la depressione. Il momento della diagnosi è sempre un momento forte, che ci colpisce ma allo stesso tempo ci fornisce la possibilità di rinascere.

Quando lo stato di energia cala, arriva un momento in cui si decide di far fronte, e di riprendere la vita nelle nostre mani.

Come un sistema ecologico, tutto l’organismo partecipa a riconquistare le proprie condizioni di equilibrio, ripristinarle, renderle ancora più strutturate e forti se possibile, preparandosi a nuove possibilità di squilibrio future.

D.ssa Elena Tigli

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