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La paura di ricominciare…a vivere? L’ansia dopo un evento  stressante

Giovanni ha 51 anni…quando lo vedo per la prima volta sembra ne dimostri almeno 10 in più, il viso smagrito, si muove nervosamente e fatica a guardarmi negli occhi. Non dorme più di 3-4 ore per notte da qualche settimana, e per la prima volta nella sua vita forse ha sperimentato cosa vuol dire avere il panico “è stato come un black-out, sa quando manca la corrente all’improvviso, o c’è un corto circuito? A un certo punto mi sono sentito confuso, girava la testa, sudavo, il cuore che batteva a mille…bum!Era come se me lo sentissi nella gola, credevo di morire…minuti che mi sono sembrati ore, e nessuno a potermi aiutare, così ho dato retta a mia moglie, e l’ho chiamata”. Giovanni ha subito la perdita del lavoro da circa un mese “sa quelle aziende di una volta, c’era un bel clima i titolari che mi trattavano ormai come uno di famiglia, si può dire che il lavoro l’abbiamo imparato insieme. Ma la crisi dura da troppo tempo, non ce l’abbiamo più fatta. Dico così perché quella ditta era anche un po’ mia”.

Ma da quel momento Giovanni è sempre più preoccupato, rimugina di continuo su quello che avrebbe potuto fare o dire ed è costantemente preoccupato per il suo lavoro ed il futuro.  Nell’ultimo periodo poi, piange e si dispera “le pare che un uomo della mia età debba piangere, non sono più capace di far nulla di buono”.

Teresa invece, di anni ne ha 53 e dopo una vita di lavoro e di sacrifici, quasi 30 anni di matrimonio, un figlio, Teresa si innamora, di nuovo. Sì perché l’amore quando arriva, arriva come un fiume in piena, inarrestabile, possiamo negarlo, possiamo combatterlo, possiamo difenderci, ma l’unico modo forse è lasciargli fare il suo corso e Teresa sceglie Paolo. Quasi coetaneo, lo conosce per caso, al supermercato, lo frequenta prima di nascosto dal marito e dagli amici, poi sempre di più alla luce del sole…così comunica al marito la sua decisione di volersi separare, avviando le procedure legali…e comincia a star male!

“Ma io non capisco proprio, dopo tanti anni provo ancora certe sensazioni, anche fisiche sa, mi sono sentita desiderata, sostenuta, lui (e guarda Paolo, che la accompagna al primo colloquio) non mi molla un attimo, si preoccupa per me…non è mai stato così sa nella mia vita, eppure è come se qualcosa si fosse bloccato”. Teresa la sua ansia la riversa sul corpo, ha frequenti dolori alla gambe, che dice sembra quasi non la sostengono più, mal di testa, mal di stomaco, e specialmente verso sera, quando il marito rincasa, una forte tachicardia le prende il petto e le rende difficoltoso addormentarsi. Gli esami medici escludono patologie neurologiche o cardiologiche. ”E poi rispondo sempre male a tutti, anche a lui, eppure io non sono così”. Teresa è una donna minuta, quasi timida, e forse davvero si sente bloccata. Il marito e il figlio sono al corrente della sua relazione con Paolo, eppure lei non riesce a scegliere, non riesce a decidere, dopo una vita passata con uno stesso uomo, con la stessa routine.

Cos’hanno in comune queste due persone? Forse l’età, direte voi, ma in realtà non solo. Giovanni e Teresa stanno sperimentando una risposta psicologica e fisiologica ad un evento stressante, la perdita del lavoro in un caso, la prospettiva di separazione  e divorzio dall’altro. Questi eventi hanno prodotto in loro delle risposte emotive e comportamentali che li mettono fortemente a disagio nelle relazioni con gli altri in un’età della vita critica, in cui è per loro difficile ammettere di dover cambiare.

Non conta che la scelta sia consapevole o subìta: la difficoltà sta nell’accettare un cambiamento ed adattarsi a nuovi ritmi.

Per entrambi c’è un vissuto di fallimento e per entrambi la necessità di fare forse, un bilancio delle proprie competenze, professionali per Giovanni, emozionali per Teresa, bilancio che li aiuti ad ascoltarsi e a dar loro il senso di essere ancora efficaci nell’agire sul proprio percorso di vita.

Se è vero che l’ansia spesso arriva quando ci sentiamo rinchiusi o costretti in un vissuto che non sentiamo nostro, è pur vero che rimettersi in gioco è possibile, con il giusto supporto. Avendo come obiettivo il nostro star bene. Sempre.

D.ssa Elena Tigli

 

 

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